Papa Francesco non ha usato mezzi termini nell'annunciare le finalità del prossimo, attesissimo, Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani che si terrà in Vaticano dal 3 al 28 ottobre prossimi, assise destinate a far discutere, a seminare interrogativi, porre nuove domande sul futuro della Chiesa e della società in genere, facendo leva principalmente sulle attese e le speranze del mondo giovanile. Ed i primi passi già compiuti dal pontefice argentino in vista dell'appuntamento di ottobre hanno già centrato un primo inatteso obiettivo, vale a dire sollevare una lunga serie di quesiti – ma anche non poche velate critiche nella Curia pontificia, nel Sacro Collegio Cardinalizio e nelle conferenze episcopali europee, Italia in testa - da parte di quanti sono rimasti spiazzati dalle prime mosse organizzative varate dalla Santa Sede per quella che si appresta ad essere consegnata alla storia come la più grande e cosmopolita assemblea giovanile di tutti i tempi.
Appuntamento che, come è nella logica vaticana, avrà nella figura del Romano Pontefice la guida suprema, il punto di riferimento principale da cui scaturiranno aspetti non solo organizzativi, ma anche e principalmente contenutistici, stimoli, suggerimenti.
Francesco non sarà un uomo solo al comando
Ma papa Francesco si guarderà bene dal presentarsi come “un solo uomo al comando” durante i 25 giorni di dibattiti tra le centinaia di giovani che si daranno appuntamento ad ottobre per dare vita ad un Sinodo che sicuramente sarà destinato a lasciare il segno come i due precedenti Sinodi (straordinario e ordinario) dedicati entrambi alla famiglia ancora oggetto di attenzioni e di critiche specialmente da parte di chi non ne accetta le aperture pastorali.Due le prime mosse organizzative che hanno già sollevato lamentele e mugugni Oltretevere. Ma non solo. Il titolo, "I giovani, la fede e il discernimento vocazionale", - che “costringera' vescovi e delegati episcopali a mettersi in ascolto delle istanze giovanili anche in materia di religione – e le nomine dei Presidenti delegati che saranno i primi collaboratori del pontefice durante tutte le giornate assembleari.
Nomine che, a sorpresa, non hanno tenuto conto delle Chiese occidentali, ma che riguardano pastori di aree povere e tormentate, dove cristiani e fedeli di altre religioni stanno pagando prezzi altissimi sotto forma di persecuzioni e di oppressioni. Una scelta di campo ben precisa che papa Francesco ha fatto nominando Presidenti delegati il neo cardinale Louis Raphael I Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei, Capo del Sinodo della Chiesa Caldea (Iraq); il cardinale Desiré Tsarahazana, arcivescovo di Toamasina (Madagascar); il cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon (Myanmar); e il card. John Ribat, arcivescovo di Port Moresby (Papua Nuova Guinea). Ignorati del tutto i pastori delle Chiese europee, specialmente delle ricche conferenze episcopali tedesca, francese, e dell'America del Nord. Delusione anche da parte italiana.
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