Una diffusa e “pericolosa noncuranza” rischia di far tornare a parlare di
emergenza Aids e l’obiettivo di
debellare la malattia entro il 2030 rischia di allontanarsi e svanire.
A dirlo sono gli esperti dell’
UNAids, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dell’HIV, che hanno curato il report
Miles to Go, convinti che serva un cambio di passo nelle cure e soprattutto nel controllo della diffusione del virus. Al momento
37 milioni di persone nel mondo sono ammalate di Aids o convivono con l’HIV, ma si stima che ogni anno ci siano
1,8 milioni di nuovi casi.
Di questi molti riguardano gli
omosessuali, che avrebbero una probabilità 28 volte più elevata di contrarre l’HIV rispetto agli eterosessuali.
Nonostante
il calo delle nuove infezioni nei Paesi occidentali, infatti, alcune
categorie rimangono più a rischio. Tra queste anche le donne
transgender, le prostitute e i tossicodipendenti.
Ma a preoccupare sono anche gli
adolescenti, restii a sottoporsi a controlli dopo comportamenti a rischio, anche per la necessità del
consenso degli adulti per i minorenni. In molti, poi, non conoscono le norme base di profilassi per evitare i contagi.
I dati
Secondo l’ultimo rapporto dell’UNAid, le nuove infezioni da virus dell’HIV sono calate rispetto al
record storico del 1996, quando si era raggiunto il numero massimo di 3,4 milioni. Lo scorso anno se ne sono contate 1,8 milioni.
Nel 2017 il numero di vittime è
calato di 1 milione rispetto
a 13 anni prima, cioè al 2014, anno in cui l’Onu si è prefissata
l’obiettivo di fermare l’epidemia e debellare la malattia entro il 2030.
Negli
ultimi due anni i risultati sono stati positivi, con una riduzione di
circa 100 mila unità nei nuovi casi di contagio, ma secondo gli esperti
non solo ci sarebbe ancora molto da fare, ma si rischierebbe persino una
battuta d’arresto nei progressi ottenuti finora.
Secondo un articolo pubblicato da
The Lancet, infatti, il calo di nuove infezioni sarebbe troppo lento per raggiungere il target di
500 nuovi casi entro il 2020, fissato sempre dall’UNAids.
A
dispetto dei progressi pure rimarchevoli, la situazione è rimasta
‘stagnante’ nell’ultima decade” ha denunciato la dottoressa Linda-Gail
Bekker, Presidente
della International Aids Society e professoressa della
Cape Town University, in Sud Africa.
Le prospettive
Secondo la Commissione di
Lancet occorrere una maggiore sinergia tra i responsabili della salute generale e coloro che sono impegnati nella lotta all’Aids.
In
pratica, quello che si auspica è un maggior scambio di informazioni tra
coloro che si occupano delle cure per l’HIV e coloro che invece fanno
screening per malattie come il
diabete o la pressione alta, con le quali potrebbero esserci correlazioni.
Come riferito dalla
BBC, ad esempio, se in India i test dell’HIV fossero incrociati con quelli relativi alla
sifilide tra le donne che lavorano nel mondo del sesso o nella comunità gay, si potrebbero ridurre I nuovi casi di contagio del
7% tra il 2018 e il 2028.
Le categorie a rischio
Gli omosessuali, insieme a transgender, prostitute e tossicodipendenti restano tra i soggetti più a rischio.
Gli
indicatori positivi non mancano, soprattutto sul fronte delle nuove
terapie. Negli Usa, nell’Europa occidentale e in Australia si sono
registrati i cali maggiori nel numero di contagi all’interno della
comunità gay.
Anche tra le persone sottoposte alla
profilassi pre-esposizione, le
nuove terapie per via orale hanno portato risultati positivi.
A
San Francisco le nuove infezioni sono calate del 43% in tre anni, nel
Nuovo Galles del Sud (Australia), c’è stata una diminuzione del 35% in
due anni, mentre in Gran Bretagna i risultati sono stati più
controversi.
Molte discriminazioni restano poi nei confronti delle
donne transgender, che hanno un rischio di 13 volte superiore di
contrarre la malattia rispetto agli altri adulti, nell’età compresa tra i
15 e i 49 anni.
Secondo gli esperti resta ancora molto da fare, soprattutto sul fronte della prevenzione e in particolare tra i giovani.
Gli adolescenti e la scarsa prevenzione
Solo
in Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS),
circa 500 ragazzi hanno contratto il virus dell’HIV nell’ultimo anno,
con una maggiore incidenza tra i 25 e i 29 anni. Non è sempre chiaro,
però, se i contagi siano avvenuti in età precedenti e dunque si tratti
di diagnosi tardive.
Non sempre, infatti, gli adolescenti
ricorrono al test dell’HIV in modo tempestivo, anche a causa delle
restrizioni di legge. Come spiegato dagli esperti del
numero Verde Aids e
Infezioni Sessualmente Trasmesse dell’ISS,
i minori non possono ricorrere al test senza l’autorizzazione di un
genitore, fatta eccezione che per casi particolari dove il via libera
arriva da un giudice tutelare.
A preoccupare è soprattutto la disinformazione dei ragazzi. La maggior parte delle domande rivolte ai
Centralini riguarda le
modalità di trasmissioni del virus (32,1%), seguite da quelle che relative al test stesso (27,3%), mentre il 4,8% ha a che fare con le modalità di
prevenzione della malattia.
Nel 2017 sono stati 1.217 i giovani che si sono rivolti al numero Verde Aids e Ist, per lo più
maschi (86,8%). Nel 74,3% si è trattato di
eterosessuali, mentre gli omosessuali sono stati l’8,8%. Quanto a distribuzione geografica, il
47,3% si trovava al Nord Italia, il 23% al Centro e il 22,1% al Sud.
I limiti
A
limitare l’accesso ai servizi a disposizione sarebbero anche i limiti
di età previsti, ad esempio per sottoporsi al test sulla positività
all’HIV. In Italia occorre essere maggiorenni, mentre in altri Paesi
europei le restrizioni sono differenti. In
Germania, Svizzera e Regno Unito, ad esempio, sono sufficienti i 14 anni,
in Estonia i 15, mentre i 16enni possono fare un test senza
autorizzazione dei genitori in Danimarca, Lettonia, Portogallo, Slovenia
e Spagna.
Le campagne di informazione
A pesare anche la
mancanza di fondi per le campagne di informazione, lamentata da associazioni come la
Lila, la Lega Italiana Lotta all’Aids. Nel 2017 sarebbero stati messi a disposizione dal Ministero della Salute
80 milioni di euro:
troppo pochi, secondo l’ente no profit, per la quale altre nazioni
europee stanziano cifre decisamente superiori e nell’ordine di milioni
di euro.
I progetti annunciati in collaborazione tra il ministero
della Salute e il Miur, invece, non si sarebbero ancora concretizzati.
Restano attivi dunque solo alcuni canali, come il numero Verde Aids e
Ist, che risponde all’
800.861.061, dal lunedì al
venerdì dalle 13 alle 18. Per chi voglia procedere a un auto-test è
possibile anche rivolgersi in farmacia (ma non su internet) sempre con
l’unico vincolo della maggior età.