La camorra, le nuove «paranze» dei baby boss, il controllo del territorio e la saga delle promesse mancate: a cominciare dal funzionamento delle telecamere di videosorveglianza nel Rione Sanità. Perché oggi si scopre che proprio nel quartiere che vide scorrere il sangue di un innocente - quello di Genny Cesarano, ucciso per errore nel settembre del 2015, durante una delle tante «stese» di camorra - le telecamere oggi restano spente.
IL DOCUMENTO
C’è un documento che chiama pesantemente in causa il Comune di Napoli nei ritardi e nelle omissioni legate al mancato funzionamento dei sistemi di videosorveglianza nel cuore del centro storico cittadino. È un atto ufficiale della Prefettura di Napoli, diffuso ieri dal consigliere regionale del Pd, Antonio Marciano. Si tratta di una missiva indirizzata dall’Ufficio territoriale del Governo al capo di Gabinetto di Palazzo San Giacomo, Attilio Auricchio (e per conoscenza alla Regione, al presidente della terza Municipalità Stella-San Carlo e ai vertici di polizia e carabinieri.
«Il 24 agosto ultimo scorso - si legge - la Questura ha comunicato che il sistema di videosorveglianza ubicato nel quartiere Sanità non risulta funzionante. Da contatti intercorsi con l’Enel è emerso che la ditta installatrice dell’impianto, a decorrere dallo scorso luglio, ha operato la disdetta del contratto di fornitura che avrebbe dovuto essere volturato da parte del Comune di Napoli, in attuazione degli impegni assunti relativi agli oneri di alimentazione elettrica del sistema ai sensi dell’articolo 4 del protocollo d’intesa per la gestione dei sistemi di videosorveglianza per il Quartiere Sanità della città di Napoli, stipulato in data 28 luglio 2017 presso questa Prefettura».
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